Esistono luoghi dove la natura non fa solo da cornice, ma racconta una storia millenaria. Il campo degli Arcieri Valle d’Agno è incastonato in uno di questi: un teatro naturale unico, scolpito dal fuoco, dall’acqua e dal tempo.
Nelle vicinanze si ergono le pareti di Riolite, giganti di pietra nati dai vulcani del Triassico, oltre duecento milioni di anni fa. Dalle postazioni di tiro non si mostrano subito con prepotenza; restano lì, protette dalla fitta vegetazione che negli anni ha abbracciato la roccia, lasciandosi intravedere solo da alcuni scorci del campo, come sentinelle silenziose. Sotto i nostri piedi, invece, anche se non lo notiamo, il suolo si fa càndido con il Caolino, l’oro bianco della nostra valle, un minerale che con la sua particolarità ha segnato un po’ di storia del lavoro locale.
È un luogo dominato dall’acqua, che scorre vicina nella Valle del Boia. L’umidità costante si avverte nel respiro della montagna, rendendo l’aria del nostro campo sempre fresca e rigenerante, ideale per la massima concentrazione.
Proprio da qui, a pochi passi dai nostri archi, il Sentiero Braggion inizia la sua ascesa. È un cammino che si inerpica verso le vette risalendo i torrenti della Valle del Boia, seguendo il loro canto selvaggio mentre l’acqua modella la pietra. È questa la via che permette di superare il verde del bosco per incontrare finalmente le Rioliti più imponenti e salire su, fino a cima Marana, che vigila maestosa su tutta la vallata.
Noi Arcieri della Valle d’Agno siamo entrati a far parte di questo naturale equilibrio. Non è solo sport: è la tensione della corda tra le dita, il respiro trattenuto mentre l’arco si flette e il rilascio che libera la forza nell’aria. È il battito di una freccia che si confonde con il mormorio del bosco e il canto dell’acqua. In questo piccolo ritaglio di Campotamaso, con la nostra passione, siamo i custodi di un silenzio che sa di storia e di un volo che cerca, ogni volta, la sua libertà.
Giuliana Zarantonello
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Arcieri Valle d'Agno
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